Mirio Bianchi

Mirio Bianchi è nato a Grosseto nel 1946. Ha avuto un rapporto tutto sommato ambivalente con la scrittura, a momenti amata, in altri evitata come un virus che sottrae energia alla mente. Così a momenti la scrittura stessa è stata un fiume che correva sotto il sole e in altri si infossava e fluiva sotterranea, ma se ne poteva sentire lo scroscio un metro sotto il terreno. Nella giovinezza, quando il fiume scorreva in piena luce, si è dedicato soprattutto alla drammaturgia frequentando gruppi sperimentali di teatro terapia e psicodramma. Ha prodotto due radiodrammi, uno per Radio 3 RAI , dal titolo Saggi e superstiziosi a Konigsberg, e un altro per Radio Capodistria, Il fantoccio. Poi il fiume s’è infossato e nascosto. Si è laureato in Psicologia alla ‘Sapienza’ di Roma con una tesi (neanche a dirlo) sullo ‘Psicodramma pedagogico’ e per trent’anni ha esercitato la professione di psicoterapeuta cognitivo-comportamentale. In questo periodo ha fatto parte della Commissione ‘Modelli di conoscenza, modelli psicoterapia’ Istituita dall’Ordine Psicologi della Toscana e ha scritto due saggi sulle basi biologico-sociali della mente, Menti biosociali, ediz. Phasar, Firenze, e Nebbie e dialoghi sulle differenze individuali (i fenotipi egoisti del bus 4). Improvvisamente, una scossa è bastata per aprire una crepa nel terreno, e il fiume della scrittura è ritornato alla luce. Rinasce un amore intenso che cerca la non facile convivenza (da separati in casa) con la psicologia. Nel 2011 pubblica un racconto dal titolo Impronte, nell’Antologia ‘La pagina bianca’, (Edizioni Perrone, 2011), e il suo primo romanzo S&M, Bovary ai tempi della rivoluzione sessuale (Delirium Edizioni, 2011, in uscita). Forse il fiume ha imparato a restare in superficie aggirando dirupi e abissi.


 
 
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